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TESTO 2000

TELEMARK 2000

Parlando di Telemark il riferimento all'antico e' d'obbligo trattandosi di tecnica che affonda le proprie origini nella lontana storia delle popolazioni nord-europee. Un'esperienza perduta tra le pieghe della memoria, alla quale possiamo riferirci sulle base di rarissime testimonianze sopravvissute al tempo. Proprio in ragione di questa dimenticata origine risulta praticamente impossibile, allo stato attuale, tracciare teorie storiche inconfutabili riferite alla nascita del Telemark. Quanto poi ai contenuti stessi della tecnica non possiamo dimenticare che molte delle fonti alle quali facciamo riferimento risalgono agli anni in cui iniziava a diffondersi lo sci parallelo. Per questa ragione appare giustificabile il sospetto che parte delle conoscenze sopravvissute alla storia possano risultare in qualche modo "inquinate" da esperienze riferite alla tecnica a tallone bloccato. Sul piano cronologico sappiamo che il Telemark raggiunse le latitudini alpine sul finire dell'Ottocento non trovando condizioni ideali per diffondersi ed anzi dimostrando minore efficacia e potenzialita' del parallelo. Difficile dire se furono la minore aggressivita' o la scarsa adattabilita' ai ripidi terreni delle Alpi i presupposti che diedero origine al declino dello sci inginocchiato. Di fatto, nel giro di pochissimi anni esso fini' con l'essere considerato una tecnica di second'ordine ed il tallone libero divenne memoria di epoche dimenticate. In anni recenti, contrariamente alla logica della storia, il Telemark e' tornato a disegnare tracce eleganti sulle nostre montagne, rivelando insospettabili potenzialita' ed implicazioni di origine filosofico-culturale quanto meno affascinanti. Un interesse destinato a raccogliere il consenso di moltissimi appassionati, in particolare quello di tanti sciatori tradizionali stanchi di vivere la consuetudine dello sci alpino. Nonostante sia storicamente difficile giustificare la moderna riscoperta del Telemark, ragioni di origine "emotiva" spiegano in parte il rinnovato interesse per questa tecnica; il diverso rapporto con l'ambiente, le intense sensazioni vissute con il tallone libero, la scoperta di nuovi limiti sono presupposti decisamente affascinanti, capaci di coinvolgere un numero sempre crescente di appassionati. Di questo contesto ricco di presupposti, il presente manuale intende svolgere indagine conoscitiva, destinata a rivelare contenuti tecnici e qualita' dell'antico sciare. Un lavoro che propone l'approfondimento di tendenze emerse a livello didattico nel corso di molti anni di attivita'. Certo la relativita' delle fonti, la difficolta' ad esprimere concetti che nessuno sinora ha indagato con eguale attenzione e l'impossibilita' di confrontare l'esperienza a livello professionale, han reso la stesura di questo manuale decisamente complessa. Se non altro perche' i concetti elaborati descrivono situazioni maturate in assenza di riferimenti specifici, spesso filtrate attraverso conoscenze tecniche acquisite nel contesto di altre dimensioni dello sci. Consapevoli che questo assunto in qualche modo rischia di indebolire la credibilita' del prodotto, confidiamo di fatto nella razionalita' delle scelte operate, augurandoci comprensione sulla base del grande entusiasmo dedicato alla sua realizzazione. La speranza, in fondo, e' quella di aver riportato alla luce parte dei segreti di questa tecnica tanto antica quanto sconosciuta. A livello applicativo merita ricordare che le finalita' del manuale risiedono nella necessita' di fornire ai Maestri di sci un percorso ideale, un mezzo per approfondire la conoscenza del gesto e le specifiche caratteristiche del Telemark. Un testo che come vedremo dovra' risultare in qualche modo "diverso" rispetto ai manuali dedicati alle discipline tradizionali. Punto d'inizio del lavoro e' l'idea che lo sci a tallone libero sia ben lontano dall'aver individuato nell'agonismo la sua ragione d'esistere. Motivazioni ben piu' convincenti affondano la propria origine nella cultura storica dello sci, riscoprendo dimensioni meno spinte, atteggiamenti che affascinano in ragione di una maggiore semplicita'. Prendendo spunto da questa considerazione possiamo intuire come l'argomento consenta indagini conoscitive meno esasperate di quelle alle quali siamo abituati, dimensioni fondamentalmente adatte a rivalutare il semplice piacere dello sciare. Questo punto di vista, a nostro giudizio, corrisponde alle concrete necessita' del mercato, orientato in direzioni decisamente opposte all'agonismo… A parer nostro, altre attivita' invernali hanno ampiamente approfondito tale aspetto e forse proprio il sostanziale rifiuto di cosi' esasperate dimensioni sportive giustifica il diminuito interesse di pubblico nei confronti delle classiche discipline dello sci. A livello di tendenze il bisogno di "nuovi orizzonti" spiega il positivo diffondersi degli sport alternativi, esperienze che consentono di evadere le monolitiche regole dello sci tradizionale. Ponendoci quale obiettivo la definizione della "nuova" tecnica mai avremmo potuto sottovalutare l'importanza di tali presupposti o dimenticare che l'utente del Telemark e' affascinato dal "nuovo" soprattutto perche' stanco di ripetersi all'infinito entro i limiti circoscritti delle piste. Prendendo spunto da queste considerazioni ci siamo sforzati di disegnare il percorso svincolandolo da schemi conosciuti, consci del fatto che solamente "cambiando le regole del gioco" avremmo evitato l'inaridirsi degli entusiasmi e forse stimolato positivamente la futura crescita della disciplina. Sul piano strutturale, il testo e' concepito come un mosaico, caratterizzato da una sezione in cui sono sviluppati alcuni concetti "generali" ed altre, che potremmo definire "pratiche", dedicate alla descrizione delle tecniche e degli esercizi. In questo senso viene indicata come "Tecnica Tradizionale" una dimensione del movimento assai semplice ed efficace, che ripropone concetti che furono probabile origine dello sci a tallone libero. La "Tecnica Moderna" e' invece frutto di una "rilettura" dell'antico sciare, operata attraverso esperienze che appartengono alla cultura evoluta dello sci parallelo. Onde evitare sin d'ora errori preconcetti e' bene sapere che la distanza storica e culturale che separa le due realta' non determina, a livello oggettivo, un subordine della tecnica tradizionale rispetto alla moderna. Entrambe consentono di esprimere movimenti di altissima qualita', rivelando enormi e differenti potenziali ; in effetti, se da un lato il Telemark Moderno interpreta con grande efficacia le superfici dure e battute, dall'altro la Tecnica Tradizionale dimostra un'impareggiabile valenza sui terreni morbidi o nel fuori pista. In termini pratici, questo significa che lo sciatore esperto utilizza indifferentemente ora l'una ora l'altra, adattando la sciata alle diverse condizioni della superficie. Questo sviluppo "parallelo" delle tecniche consente ad ogni sciatore di concretizzare le proprie motivazioni riconoscendo, nell'ambito delle diverse metodiche, l'obiettivo ideale del proprio modo di interpretare lo sci. A livello didattico questo "potenziale" del Telemark rappresenta un vasto repertorio di contenuti che consente al professionista di esaltare l'individualita' del proprio allievo-utente e stabilire con questi un approccio metodologico inedito. In senso lato questa versatilita' estende ed amplia il concetto di "adattabilita'", caratteristica peculiare dello sci inginocchiato. Tornando al manuale, la possibilita' di trarne insegnamento compiuto dipende in larga misura dalla capacita' del lettore di "coniugare" le diverse parti di testo. Attraverso una semplice operazione di sintesi alcuni paragrafi (apparentemente frammentari) acquistano valore e forniscono stimolo per sviluppare la didattica con creativita'. A questo proposito abbiamo in precedenza spiegato le motivazioni che sconsigliano il ricorso a metodi di insegnamento tradizionali e addentrandoci maggiormente nel concetto scopriamo quanto sia difficile congelare il Telemark entro schemi predefiniti. In quanto "tecnica di adattamento" esso acquista valore soprattutto attraverso il contatto con il terreno facendo apparire incoerente il riferimento a percorsi didattici finalizzati alla nuda realizzazione di esercizi o schemi di curva. Decisamente piu' consono lo sviluppo di temi dedicati al movimento e alle mille variabili che scaturiscono attraverso il contatto con la superficie. Cercando di evidenziare questi principi abbiamo isolato nel testo una serie di argomenti, attribuendo ad ognuno di essi un valore quasi assoluto. Resta inteso che solamente l'insieme di questi argomenti e' in grado di conferire sostanza al movimento e contribuire all'efficacia del metodo. Affrontando situazioni pratiche, il professionista utilizzera' le conoscenze acquisite per costruire una didattica versatile, modificabile in base alle necessita', fondata su principi di movimento e non condizionata da schemi preconcetti. Per quanto concerne la distinzione in livelli, operata nel manuale, essa non stabilisce necessariamente un incremento sequenziale di capacita' bensi' contribuisce ad evidenziare obiettivi che potremmo definire "funzionali", finalizzati al massimo rendimento della sciata. Quanto all'interpretazione del gesto, non possiamo dimenticare che la complessa enfasi motoria (tipica del Telemark) viene prodotta con ampio utilizzo delle sezioni corporee e il risultato finale, proprio per questa ragione, risulta invariabilmente condizionato dalla struttura fisica dello sciatore. A livello pratico questo assunto sottolinea quanto inopportuno potrebbe risultare il ricorso a schemi interpretativi troppo ristretti. La "liberta'" di movimento (caratteristica particolarmente apprezzata nel Telemark), rappresenta una condizione irrinunciabile nello sviluppo della didattica e sottolinea la necessita, per il maestro, di allargare per quanto possibile la propria visione del problema. Qualora riferite all'ambito professionale, questa serie di considerazioni saranno sostanzialmente rivisitate per adeguarsi alle specifiche necessita' di settore. A livello di obiettivi, la prospettiva che meglio di altre pone in relazione il significato intimo della tecnica e il ruolo storico del maestro e' senza dubbio, lo stile. Partendo da questo assunto, la didattica professionale non sara' orientata alla sola "efficienza" del movimento ma cerchera' equilibrio tra funzionalita' e forza espressiva dello sci inginocchiato. Per quanto concerne l'aspetto atletico e sportivo, lo sci a tallone libero e' una disciplina completa, affascinante e spettacolare. Entusiasmante sopratutto per lo sciatore che riesce a dominare i limiti dell'attrezzatura ed affrontare con efficacia ogni genere di superficie. Una tecnica che consente la convivenza di movimento, abilita' e gioco. Forse per questa ragione moltissimi atleti di fama utilizzano il Telemark per diversificare i programmi di allenamento e qualificare efficacemente il proprio potenziale atletico. Sensibilita', equilibrio, indipendenza di gambe, sono solamente alcune delle capacita' che lo sciatore riesce ad affinare attraverso lo sci a tallone libero. Valutata in termini evolutivi nulla sembra escludere che questa magnifica disciplina possa trasformarsi, in futuro, in una nuova frontiera dello sci. A conclusione di questa lunga introduzione si ritiene necessario ribadire che proprio perche' frutto di esperienze soggettive il manuale intende proporsi quale "traccia" di un'auspicabile evoluzione del Telemark in Italia. In questo senso e' evidente che solo alla luce di sottili analisi scientifiche o attraverso la sperimentazione su ampia scala, potremo realmente valutare limiti e pregi di questo lavoro. Nonostante questo, l'efficacia del metodo ha trovato frequenti conferme nelle molte esperienze didattiche realizzate in quasi dieci anni di attivita' professionale. Per quanto concerne la definizione tecnica del prodotto, essa ha richiesto un impegno assai consistente causa il grosso condizionamento culturale derivato dallo sci parallelo che, in alcune occasioni, ha reso veramente difficile l'analisi serena delle diverse situazioni. Nonostante questo, pensiamo di aver sviluppato un percorso abbastanza caratteristico, autonomo e coerente. In ultimo, ci rendiamo conto che alcuni capitoli del testo potranno apparire indagati con eccessiva superficialita'. In realta' il mancato approfondimento di certi argomenti rispecchia i limiti suggeriti dall'esperienza; sostenere teorie non suffragate e' sembrato decisamente presuntuoso e, soprattutto, inadeguato alle finalita' di questo lavoro. A questo proposito siamo anche convinti che descrivendo sommariamente alcuni concetti abbiamo evitato di dogmatizzare eccessivamente i contenuti della tecnica, consentendo maggior liberta' di vedute in coloro che concorreranno attivamente all'evoluzione futura della specialita'. Concludendo, vorremmo sottolineare come proprio la destinazione del manuale ai Maestri abbia reso necessaria una stesura piuttosto sintetica, solo di rado descrittiva. Siamo certi che il crudo sapere acquistera' fascino e sostanza grazie alla professionalita' di quanti, con passione ed esperienza, si sforzeranno di tradurre in linguaggio comprensibile la nuda tecnicita' del manuale.

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